Salta al contenuto
$Daniele Pellegrini

A che età andrò in pensione: le età di uscita future

10 minaggiornato il

Per chi oggi ha quarant’anni la pensione di vecchiaia arriverà verso i 69 anni e mezzo, non a 67. Lo stima la Ragioneria generale dello Stato, che applica la regola di legge alle previsioni dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) su quanto a lungo vivremo. È una stima a legislazione vigente: la legge può cambiare la regola, e l’ha già fatto.

Le uscite di oggi, in ordine di età

Le strade per lasciare il lavoro con una pensione pubblica dipendono da quando si è versato il primo contributo. Fra le uscite ordinarie, chi ha contributi prima del 1996 ne ha due; chi ha cominciato dal 1996, il contributivo puro, ne ha quattro, e due di queste chiedono che la pensione superi una soglia d’importo. Esistono poi uscite per categorie particolari, come i lavori usuranti o gravosi e l’invalidità, che questa pagina non tratta.

Uscita, requisiti 2026 Chi ha contributi prima del 1996 Contributivo puro
Anticipata contributiva: 64 anni, 20 anni di contributi effettivi non prevista sì, se la pensione è almeno 3 volte l’assegno sociale
Vecchiaia: 67 anni, 20 anni di contributi sì sì, se la pensione è almeno pari all’assegno sociale
Vecchiaia senza soglia: 71 anni, 5 anni di contributi effettivi non prevista sì, a qualunque importo
Anticipata ordinaria: 42 anni e 10 mesi di contributi, 41 e 10 per le donne sì, a qualunque età sì, a qualunque età

I contributi effettivi sono quelli versati: lavorando, volontariamente o col riscatto. Non contano quelli figurativi, che lo Stato accredita senza versamento in periodi come la maternità. Le soglie si misurano in assegni sociali, la prestazione di 546,24 € al mese che spetta, dai 67 anni, a chi ha redditi bassi. Per l’anticipata contributiva servono quindi 1.638,72 € al mese, meno per le madri: 2,8 volte l’assegno con un figlio, 2,6 con due o più.

Con le due anticipate la pensione parte tre mesi dopo aver maturato i requisiti; con la vecchiaia no. Le età e le date di questa pagina sono quelle in cui si maturano i requisiti.

Per il contributivo puro, quindi, il «quando» dipende dal «quanto»: un’uscita può essere chiusa perché la pensione calcolata è troppo bassa. Come si calcola quella pensione sta nella pagina su quanto prenderò di pensione.

Perché l’età di uscita si sposta

L’età di uscita si sposta perché dal 2013 i requisiti sono agganciati alla speranza di vita a 65 anni, cioè agli anni che in media restano da vivere a chi compie 65 anni. Ogni due anni, fino al 2019 ogni tre, l’ISTAT misura quanto è cambiata, e un decreto sposta in avanti le età e gli anni di contributi richiesti della stessa misura.

L’aggancio alla speranza di vita ha due limiti. Ogni scatto non supera i tre mesi: se la vita si è allungata di più, il resto passa allo scatto successivo. E le età non scendono mai: se la speranza di vita cala, come nel biennio 2025-2026, lo scatto è zero e il calo si sconta dallo scatto dopo.

Per il 2027 la vita a 65 anni si era allungata di circa otto mesi; tolti i quattro mesi di calo degli anni precedenti, ne restavano quattro. Il decreto ha fissato lo scatto massimo, tre mesi, e il quarto passa allo scatto successivo. La legge di bilancio 2026 ha poi distribuito i tre mesi fra il 2027, uno, e il 2028, due.

2026 2027 dal 2028
Vecchiaia 67 anni 67 anni e 1 mese 67 anni e 3 mesi
Anticipata contributiva 64 anni, 20 di contributi 64 e 1 mese, 20 e 1 mese 64 e 3 mesi, 20 e 3 mesi
Anticipata ordinaria, uomini 42 anni e 10 mesi 42 e 11 mesi 43 e 1 mese

Non è la prima volta che una legge interviene: dal 2019 al 2024 i contributi richiesti per l’anticipata ordinaria sono rimasti bloccati. L’aggancio alla speranza di vita è la regola di partenza, che il Parlamento può fermare o rallentare.

Le età stimate dalla Ragioneria, anno per anno

Secondo la stima della Ragioneria, la vecchiaia arriva a 69 anni nel 2049 e a 70 anni e 3 mesi nel 2070. La Ragioneria, l’ufficio del Ministero dell’economia che fa le proiezioni sulla spesa per pensioni, pubblica il requisito anno per anno fino al 2084. Fino al 2028 i valori sono legge; dal 2029 sono stime, costruite applicando la regola dello scatto alle proiezioni dell’ISTAT, nella loro ipotesi centrale.

Età di uscita per la pensione, anno per anno

Il passo medio è di circa un mese l’anno fino al 2050, e poi più lento: tre mesi ogni quattro anni. L’anticipata contributiva sale dello stesso passo, tre anni prima.

Nato nel Va in vecchiaia nel A che età
1970 2038 68 anni
1975 2043 68 anni e 6 mesi
1980 2048 68 anni e 10 mesi
1984 2053 69 anni e 3 mesi
1990 2059 69 anni e 9 mesi
2000 2070 70 anni e 3 mesi

La tabella vale per chi è nato a gennaio: chi è nato più avanti nell’anno esce a volte l’anno dopo, e a un’età di un paio di mesi più alta. La stima poggia su una regola che è legge e su scatti piccoli. È incerta nel dato di partenza: le proiezioni europee di Eurostat danno una vita più lunga di quelle ISTAT, e con una vita più lunga anche l’età salirebbe di più.

Per vedere quando si apre ciascuna uscita sul proprio caso, l’INPS offre il servizio PensAMi, che si usa senza registrazione: chiede età e contributi, dice a quali pensioni si accede e quando, ma non calcola gli importi.

Uscire prima o dopo: che cosa cambia nell’importo

Chi esce prima prende meno ogni mese, per due ragioni sommate: meno anni di contributi e un coefficiente di trasformazione più basso. Il coefficiente è la percentuale del montante, i contributi accumulati, che diventa pensione ogni anno, e sale con l’età perché la pensione sarà pagata per meno anni.

Marta è un caso costruito: nata a gennaio 1986, dipendente, primo contributo nel 2011, 36.000 € lordi di stipendio nel 2026 e 160.000 € di montante a fine 2025, carriera continua. Le sue tre uscite cadono alle età stimate per l’anno in cui ci arriva, nel mese in cui matura i requisiti: i tre mesi d’attesa dell’anticipata non sono contati. Le ipotesi: montante che cresce dello 0,5% l’anno oltre l’inflazione, stipendio dell’1%, euro di oggi, 13 mensilità. Il tasso di sostituzione è la pensione divisa per l’ultimo stipendio.

Uscita Quando, a che età Anni di contributi ancora da versare Coefficiente stimato Pensione lorda al mese Tasso di sostituzione lordo
Anticipata contributiva 2052, a 66 anni e 2 mesi 26 e 2 mesi 5,088% 2.181 € 60,8%
Vecchiaia 2055, a 69 anni e 5 mesi 29 e 5 mesi 5,608% 2.660 € 72,0%
Vecchiaia senza soglia 2059, a 73 anni e 9 mesi 33 e 9 mesi 6,510% 3.503 € 91,1%

Nel caso di Marta, fra la prima e l’ultima uscita il tasso passa dal 60,8% al 91,1%: sette anni e mezzo di contributi in più, e un coefficiente più alto. Chi esce più tardi prende di più ogni mese e per meno mesi. I coefficienti sono stime: perché quello di Marta a 69 anni e 5 mesi è quello che oggi vale a 67 sta nella pagina sul coefficiente di trasformazione futuro.

Dal 2030 la soglia dell’anticipata contributiva sale a 3,2 volte l’assegno sociale, 1.747,97 € al mese in euro di oggi. È un minimo: la soglia cresce con l’economia e non scende sotto quel multiplo, e con le ipotesi del caso nel 2052 è circa 1.870 €. Marta, a 2.181 €, la supera. Con uno stipendio più basso o una carriera con dei buchi, la stessa via sarebbe chiusa e l’uscita scivolerebbe alla vecchiaia.

Domande frequenti

Conviene uscire con l’anticipata contributiva o aspettare la vecchiaia? Il confronto fra le uscite mostra che cosa cambia: età, anni di contributi, coefficiente, soglia d’importo. Quale scegliere dipende da cose che il conto non vede, come la salute, il lavoro, la famiglia e gli altri redditi.

Gli anni di maternità o senza lavoro contano per la pensione? Gli anni senza contributi riducono sia l’anzianità sia il montante, e spostano in avanti le uscite che chiedono un minimo di anni. I periodi coperti da contributi figurativi, come la maternità, contano per la vecchiaia; l’anticipata contributiva e la vecchiaia senza soglia chiedono invece contributi effettivi.

Fonti