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$Daniele Pellegrini

Quanto prenderò di pensione, e da che cosa dipende

17 minaggiornato il c'è anche il video

Nessuno può dire oggi con precisione quanto prenderai di pensione, ma se ne può stimare l’ordine di grandezza. Per chi ha cominciato a lavorare dal 1996 la pensione si calcola col sistema contributivo: i contributi accumulati per un coefficiente che dipende dall’età a cui si esce. Oggi non si conoscono né la crescita dell’economia né il coefficiente che verrà applicato: per questo ogni numero è un’ipotesi, che cerca di avvicinarsi ai numeri reali futuri.

Le tre domande dentro «quanto prenderò»

Chi chiede quanto prenderà di pensione fa tre domande insieme. Quando potrà uscire dal lavoro, quanto riceverà ogni mese, e quanto sarà quella cifra rispetto allo stipendio di oggi. Sono tre conti distinti, e ognuno ha una parte che oggi non si può sapere.

Domanda Da che cosa dipende Che cosa non si sa oggi
Quando si potrà uscire età, anni di contributi, soglie d’importo i requisiti che varranno quando ci si arriva
Quanto si prenderà al mese contributi accumulati per coefficiente la crescita dell’economia e i coefficienti futuri
Quanto rispetto a oggi prima pensione divisa per l’ultimo stipendio come crescerà lo stipendio

Separare le tre domande serve a leggere qualunque cifra sulla pensione futura, compresa quella del servizio online dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS). Ogni risposta è uno scenario: vale con le ipotesi scritte accanto, e serve per l’ordine di grandezza, non per l’ultima cifra.

Le tre domande hanno anche un ordine. Il quando viene prima, perché l’età di uscita decide quanti anni di contributi si accumulano e quale coefficiente si applica. Il quanto viene dopo, e il rapporto con lo stipendio per ultimo, perché ha bisogno di entrambi.

Quale sistema di calcolo vale, e per chi

In Italia convivono tre modi di calcolare la pensione pubblica, e quale valga dipende dall’anno del primo contributo versato.

Il sistema retributivo dà una percentuale dello stipendio degli ultimi anni: il 2% per ogni anno di contributi, sulla parte di stipendio fino a una soglia, cioè l’80% con quarant’anni di lavoro. È la regola con cui sono andati in pensione molti genitori di chi oggi ha quarant’anni, ed è la ragione per cui si pensa ancora alla pensione come a una percentuale dell’ultimo stipendio.

Il sistema contributivo guarda invece ai contributi versati in tutta la carriera. Li accumula in un conto, il montante, e all’uscita lo moltiplica per un coefficiente di trasformazione, che dipende dall’età.

Le riforme che hanno creato i tre sistemi di calcolo

Contributi versati entro il 31 dicembre 1995 Come si calcola la pensione
18 anni o più retributivo fino al 2011, contributivo dal 2012
meno di 18 anni retributivo fino al 1995, contributivo dal 1996: è il sistema misto
nessuno tutto contributivo: è il contributivo puro

La parola «contributivo» indica quindi due cose: una formula, che dal 2012 vale per tutti sugli anni nuovi, e un gruppo di persone, chi ha il primo contributo dal 1996. Il resto della pagina parla di loro. Per chi ha contributi prima del 1996 la formula del contributivo vale solo per una parte della carriera: come si calcola il resto sta nella pagina sul calcolo della pensione nel sistema misto.

Quando si potrà uscire

Per chi ha il primo contributo dal 1996, nel 2026 le uscite ordinarie dal lavoro sono quattro. Due chiedono che la pensione superi una soglia, misurata in multipli dell’assegno sociale, la prestazione di 546,24 € al mese che spetta, dai 67 anni, a chi ha redditi molto bassi. Due chiedono contributi effettivi, cioè versati: lavorando, volontariamente o col riscatto. Non contano i contributi figurativi, che lo Stato accredita senza versamento in periodi come la maternità.

Uscita Età Contributi Soglia d’importo
Anticipata contributiva 64 anni 20 anni, effettivi 3 volte l’assegno sociale, 1.638,72 € al mese; 3,2 volte dal 2030, 2,8 o 2,6 per le donne con figli
Vecchiaia 67 anni 20 anni una volta l’assegno sociale, 546,24 € al mese
Vecchiaia senza soglia 71 anni 5 anni, effettivi nessuna
Anticipata ordinaria qualunque 42 anni e 10 mesi (donne 41 e 10) nessuna

Con le due anticipate la pensione parte tre mesi dopo aver maturato i requisiti; con la vecchiaia no. Per chi ha contributi prima del 1996 restano la vecchiaia, senza soglia d’importo, e l’anticipata ordinaria. Esistono poi uscite per categorie particolari, come i lavori usuranti o gravosi e l’invalidità, che questa pagina non tratta. Le età della tabella valgono per il 2026, e non sono quelle a cui uscirà chi oggi ha quarant’anni.

Ogni due anni i requisiti salgono di quanto è cresciuta la speranza di vita a 65 anni, misurata dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), con un massimo di tre mesi per volta. La vecchiaia passa a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028.

Dal 2029 i valori sono stime della Ragioneria generale dello Stato, l’ufficio del Ministero dell’economia che fa le proiezioni sulle pensioni: chi è nato a gennaio 1984 andrebbe in vecchiaia nel 2053, a 69 anni e 3 mesi. Come si arriva a quella stima, e quanto è affidabile, sta nella pagina su a che età andrò in pensione.

Come si calcola: montante per coefficiente

Nel contributivo la pensione nasce da due moltiplicazioni: una ogni anno di lavoro, una sola volta all’uscita.

Pensione contributiva: dalla retribuzione alla rendita

Ogni anno entra nel montante una parte dello stipendio lordo, fissata dall’aliquota di computo: il 33% per i lavoratori dipendenti, il 24% per artigiani e commercianti. Il montante già accumulato cresce ogni anno con l’economia: si rivaluta alla crescita media degli ultimi cinque anni del prodotto interno lordo (PIL), cioè del valore di tutto ciò che il Paese produce, misurato a prezzi correnti, inflazione compresa.

Per chi ha cominciato dal 1996 c’è anche un tetto: sulla parte di reddito oltre 122.295 € l’anno, nel 2026, non si versano contributi e non si matura pensione.

All’uscita il montante si moltiplica per il coefficiente di trasformazione dell’età a cui si esce. Con le tabelle in vigore nel 2025-2026, a 67 anni vale 5,608%: ogni 100 € di montante danno 5,608 € di pensione lorda l’anno. Il coefficiente sale con l’età, dal 4,204% a 57 anni al 6,510% a 71, perché chi esce più tardi riceverà la pensione per meno anni, in media. Non è un rendimento: converte lo stesso montante in una rendita più breve.

Il coefficiente si applica una volta sola, all’età del pensionamento, e poi resta quello. Ma le tabelle cambiano ogni due anni, quindi quello di oggi alla propria età non sarà quello del giorno dell’uscita. Come si stima il coefficiente di chi oggi ha quarant’anni, se nessuno lo pubblica, è il tema della pagina sul coefficiente di trasformazione futuro.

💰 A 65 anni il coefficiente valeva 6,136% nel 1996 e vale 5,250% oggi. A parità di montante, chi esce a quell’età riceve il 14,4% di pensione in meno di chi usciva alla stessa età trent’anni fa: si vive più a lungo, e la stessa somma va divisa su più anni.

Lo stesso estratto conto, tre risultati

Con gli stessi contributi di partenza la pensione stimata cambia di molto, a seconda di come crescerà l’economia: nel caso costruito qui sotto il tasso di sostituzione va dal 65,8% all’86,5%. Marta, il caso, è nata a gennaio 1986, ha versato il primo contributo nel 2011 ed è quindi nel contributivo puro. Fa la dipendente, guadagna 36.000 € lordi nel 2026, e il suo montante a fine 2025 è di 160.000 €.

Il caso assume una carriera senza interruzioni fino alla vecchiaia, nel 2055 a 69 anni e 5 mesi secondo la stima della Ragioneria, e uno stipendio che cresce dell’1% l’anno oltre l’inflazione, fino a 48.042 € l’ultimo anno. Tutto è in euro di oggi, e la pensione è divisa su 13 mensilità. L’unica cosa che cambia fra le tre righe è la crescita dell’economia, che rivaluta il montante.

Il coefficiente è 5,608%: è quello che oggi vale a 67 anni, e con il criterio con cui questo sito stima i coefficienti futuri varrà nel 2055 all’età di vecchiaia di allora, perché l’età di uscita sale, più o meno, quanto si vive.

Rivalutazione del montante, oltre l’inflazione Montante all’uscita Pensione lorda al mese, su 13 Tasso di sostituzione lordo
0,0% l’anno 563.996 € 2.433 € 65,8%
0,5% l’anno 616.529 € 2.660 € 72,0%
1,5% l’anno 741.215 € 3.197 € 86,5%

Lo 0,5% è la crescita media del PIL, oltre l’inflazione, che la Ragioneria usa nella sua ipotesi di base; lo 0% e l’1,5% sono due ipotesi del caso, una più bassa e una più alta. Anche il coefficiente può cambiare. Con una stima prudente, che suppone una vita più lunga del previsto, e una ottimista, che suppone tabelle ferme a oggi, il tasso di Marta va dal 70,4% al 78,6%.

Nel caso di Marta, con lo stesso estratto conto e la stessa carriera, fra l’ipotesi di crescita più bassa e la più alta ci sono quasi ventuno punti di tasso di sostituzione, fra le tre stime del coefficiente otto. Marta non controlla nessuna delle due cose.

Al netto delle imposte, con le regole del 2026 e senza le addizionali che regioni e comuni aggiungono all’imposta sul reddito, i 2.660 € lordi diventano circa 2.035 € al mese su 13 mensilità, 2.205 € su 12, come li mostra il calcolatore.

🧠 Il numero che si ricorda è uno solo, e di solito è quello centrale. Ma nel caso di Marta il numero più alto supera il più basso di oltre 750 € al mese, e nessuno dei due dipende da una sua scelta.

La pensione rispetto allo stipendio: il tasso di sostituzione

Il tasso di sostituzione è la prima pensione divisa per l’ultimo stipendio. È un rapporto, non un importo, e può essere lordo, prima delle imposte e dei contributi, o netto, dopo. Il netto è di solito più alto, per due ragioni: su una pensione non si pagano i contributi che si pagano sullo stipendio, e su un reddito più basso l’imposta pesa di meno.

La Ragioneria generale dello Stato lo calcola ogni anno per un lavoratore tipo. Nell’edizione del luglio 2026, per un dipendente privato con 38 anni di contributi, il tasso lordo è 60,5% per chi esce nel 2050 e 58,4% nel 2070; il netto è 66,4% e 64,4%. Per un lavoratore autonomo nel 2070 è 46,8% lordo e 66,8% netto.

Marta, nello scenario centrale, arriva al 72,0%. Non è una contraddizione: la Ragioneria usa 38 anni di contributi e fa uscire i contributivi puri con l’anticipata, tre anni prima della vecchiaia, mentre Marta ne ha più di 44 ed esce in vecchiaia. Se uscisse con l’anticipata, a 66 anni e 2 mesi, arriverebbe al 60,8%. Ogni tasso va letto con la sua edizione e le sue ipotesi. È il punto che questo sito tiene fermo su ogni stima della pensione, con queste parole:

«Nessuno può dirti oggi quanto prenderai di pensione: si può solo stimare, e ogni stima dipende da ipotesi. Quanto crescerà il tuo stipendio, quanto crescerà l’economia che rivaluta i tuoi contributi, quali saranno i coefficienti e i requisiti quando ci arriverai. Le proiezioni ufficiali della Ragioneria dello Stato dichiarano le loro ipotesi e valgono per un lavoratore tipo; il simulatore dell’INPS parte dai tuoi contributi veri ma non pubblica tutte le sue. Per questo due strumenti seri danno numeri diversi, e per questo qui troverai le ipotesi scritte accanto a ogni numero: il calcolo serve a capire l’ordine di grandezza del divario, non a conoscere l’ultima cifra.»

Il proprio tasso si stima partendo dai propri contributi. Il servizio dell’INPS li conosce, e come si legge la sua simulazione sta nella pagina su La mia pensione futura INPS.

Che cosa sposta il numero, e che cosa non dice

Il montante pubblico non è l’unica cosa che fa la pensione. Due leve la spostano, e sono temi a sé. La prima è una pensione complementare, cioè un fondo pensione: per i dipendenti privati alla prima assunzione, dal 1° luglio 2026, l’adesione scatta in automatico, salvo rinuncia entro 60 giorni. La seconda è il riscatto degli anni di laurea, che aggiunge anzianità e montante e quindi sposta sia il quando sia il quanto.

Anche la carriera conta. Il caso di Marta assume una carriera continua, che è l’ipotesi più favorevole. Gli anni senza contributi riducono l’anzianità e il montante. I periodi coperti da contributi figurativi valgono per la vecchiaia, ma l’anticipata contributiva e la vecchiaia senza soglia chiedono contributi effettivi.

Il tasso di sostituzione dice quanto sarà la pensione pubblica rispetto allo stipendio. Non dice quanto serve per smettere di lavorare, che è un’altra domanda, e non dice quanto versare.

⚙️ Il calcolatore della pensione futura rifà questi conti coi tuoi dati, con ipotesi di partenza sue, scritte accanto al numero, e in tre scenari: quando puoi uscire, quanto prendi al mese al lordo e al netto, il tasso di sostituzione e quanti euro al mese la pensione netta resta sotto l’ultimo reddito. Vale per chi ha cominciato dal 1996 e per i dipendenti privati nel sistema misto. La guida Come si legge La mia pensione futura dell’INPS accompagna il servizio dell’INPS schermata per schermata, e dice quali numeri portare nel calcolatore.

→ Come si legge La mia pensione futura dell’INPS

Domande frequenti

Lavoro a partita IVA o in gestione separata: vale anche per me? La formula del contributivo è la stessa; cambia l’aliquota di computo, quindi a parità di reddito il montante cresce in modo diverso. È il 24% per artigiani e commercianti; nella gestione separata, il fondo dell’INPS per collaboratori e professionisti senza una cassa propria, è il 25% per i professionisti e il 33% per i collaboratori. Le casse dei professionisti, come quelle di avvocati o medici, hanno regole proprie, che questa pagina non tratta.

Il tasso di sostituzione dice quanto mi serve per smettere di lavorare? No. Dice quanto la pensione pubblica sarà rispetto allo stipendio dell’ultimo anno. Quanto serve per smettere di lavorare dipende dalle spese, da altri redditi e dal patrimonio, ed è un’altra domanda.

Guadagno 1.800 euro netti e ho 15 anni di contributi: quanto prenderò? Un conto su un caso personale non si fa a partire da due cifre. Si può fare da soli coi propri dati: il servizio «La mia pensione futura» dell’INPS mostra il montante di ogni gestione, e il calcolatore della pensione futura lo usa per stimare uscite, importo e tasso di sostituzione.

Fonti