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$Daniele Pellegrini

Account di un defunto: chi può accedere, e a che cosa

8 minaggiornato il

Chi resta ha due strade per arrivare all’account di una persona morta. La prima è la procedura del servizio, che dà i poteri che il servizio elenca: rendere commemorativo il profilo, esportare una copia, chiuderlo. La seconda è la richiesta di esercitare i diritti che il Codice privacy riconosce sui dati di chi è morto.

Se gli eredi abbiano diritto all’account in quanto tale, oltre che ai dati, non è ancora stato chiarito.

Binario contrattuale e binario dei dati

Il binario contrattuale è la procedura del fornitore del servizio; il binario dei dati è l’esercizio dei diritti che la legge italiana riconosce sui dati di una persona deceduta.

Binario contrattuale Binario dei dati
Da dove viene dalle condizioni d’uso del servizio dall’art. 2-terdecies del Codice privacy
A chi ci si rivolge al fornitore, con i documenti che chiede al titolare del trattamento, cioè a chi gestisce quei dati, con un’istanza
Che cosa si può ottenere i poteri che il servizio elenca: rendere commemorativo il profilo, esportare una copia se prevista, chiuderlo l’esercizio dei diritti sui dati: accesso e copia, correzione, cancellazione, limitazione dell’uso, trasferimento ad altro servizio, opposizione
Che cosa lo può escludere ciò che il servizio non prevede un divieto scritto lasciato in vita dal defunto

Confondere i due binari significa chiedere la cosa sbagliata al soggetto sbagliato. La procedura di un servizio consegna solo ciò che il servizio prevede. Un’istanza sui dati si fonda sui diritti sui dati, e se possa arrivare fino all’account è proprio il punto che nessuno ha ancora chiarito.

Alla radice c’è la natura dell’account. Il Consiglio Nazionale del Notariato lo qualifica non come un bene, ma come una relazione contrattuale con il fornitore, e i contratti uguali per tutti gli utenti di norma ne escludono il trasferimento. Che cosa entra nell’eredità digitale, e che cosa ne resta fuori, è il quadro della pagina sull’eredità digitale.

Chi può chiedere i dati, e quando è vietato

Il Codice privacy permette di esercitare i diritti sui dati di una persona deceduta a chi ha un interesse proprio, a chi agisce come suo mandatario e a chi ha ragioni familiari meritevoli di protezione. Il mandatario è la persona a cui il defunto aveva affidato in vita un incarico da eseguire.

I diritti sono quelli che il regolamento europeo sulla protezione dei dati, il GDPR, riconosce a ciascuno sui propri dati, dall’accesso e dalla copia fino al trasferimento ad altro servizio.

Il defunto, da vivo, può aver vietato l’esercizio dei diritti sui suoi dati, con una dichiarazione scritta presentata al titolare del trattamento. Il divieto ha regole precise:

Lo studio del Consiglio Nazionale del Notariato collega questo divieto anche alla forma del testamento, che per il codice civile può contenere sole disposizioni non patrimoniali. Per chi resta vuol dire che una volontà del defunto sui propri dati può trovarsi anche in un testamento che non dispone di nessun bene.

Che cosa hanno deciso i tribunali

Nei quattro provvedimenti noti i tribunali italiani hanno dato ragione a chi chiedeva i dati del defunto, e hanno ritenuto che aver accettato le condizioni generali di un servizio non basti a escludere l’accesso. Sono tutti provvedimenti cautelari, cioè presi d’urgenza in attesa di un giudizio pieno, e nessuno viene dalla Corte di cassazione.

Tribunale e data La richiesta Il principio
Milano, febbraio 2021 i genitori chiedevano i dati conservati in rete dal figlio i diritti sui dati sopravvivono alla morte; l’accesso non può dipendere da requisiti del contratto estranei alla legge
Bologna, 25 novembre 2021 il recupero dei dati di un account è ammissibile la domanda d’urgenza di chi rientra fra le persone previste dalla legge
Roma, 10 febbraio 2022 la vedova chiedeva foto e filmati di famiglia aver accettato le condizioni generali del servizio non equivale al divieto scritto che la legge richiede
Venezia, 4 giugno 2025 un erede chiedeva l’accesso e i dati dell’account la sola adesione alle condizioni generali non impedisce l’accesso ai dati del defunto

La linea dei tribunali è convergente, ma non ancora consolidata. Ognuno dei quattro provvedimenti decide un ricorso d’urgenza: per ottenere i dati di un account, chi li chiedeva ha dovuto portare il fornitore davanti a un giudice.

Reclamo al Garante o ricorso al giudice

Se la richiesta sui dati non viene accolta, chi l’ha presentata può fare reclamo al Garante per la protezione dei dati personali oppure ricorso al giudice, e le due vie si escludono a vicenda. Il reclamo è una segnalazione formale all’autorità che vigila sui dati personali; il ricorso porta la questione davanti a un tribunale.

Il titolare del trattamento è tenuto a rispondere all’istanza. Se non le dà seguito, deve spiegarne i motivi e informare della possibilità di un reclamo e di un ricorso. La scelta fra reclamo e ricorso vincola chi la fa:

I quattro provvedimenti noti vengono tutti dalla via del giudice.

Che cosa cambia una designazione fatta in vita

Una designazione fatta in vita è l’indicazione, da parte del titolare dell’account, di chi potrà agire dopo la sua morte. Permette alla persona indicata di usare la procedura del servizio senza passare da un’istanza sui dati né da un ricorso, nei limiti che il servizio stesso prevede.

La designazione funziona se la persona designata ha ciò che il servizio le chiede. Con il contatto erede di Apple le servono il codice di accesso generato al momento della designazione e il certificato di morte.

Per chi resta, la differenza si vede nel momento in cui agisce. Con una designazione presenta al servizio ciò che il servizio chiede. Senza, la strada verso i dati passa dall’istanza al titolare del trattamento, e da lì, se la richiesta non è accolta, dal Garante o dal giudice.

Una designazione fatta in vita non sostituisce il diritto sui dati: riduce ciò che chi resta dovrà chiedere sul binario dei dati, che può arrivare fino al giudice. Non copre però i servizi dove non è stata fatta, né quelli che non la prevedono. Che cosa consegna ciascuna designazione, e che cosa lasciano fuori anche le più ampie, è nella pagina sul contatto erede.

Domande frequenti

L’account di mio padre lo posso avere o no? Sulla domanda generale il quadro non è chiarito. “Eredità digitale” mette insieme tre cose che la legge tratta in modo diverso: i beni che hanno un valore economico, i dati che hanno un valore affettivo e le credenziali che aprono gli uni e gli altri. Sul secondo punto il Codice privacy dà a chi ha ragioni familiari meritevoli di protezione la possibilità di esercitare i diritti sui dati della persona deceduta, salvo che questa lo abbia vietato per iscritto. Ma i contratti della maggior parte delle piattaforme dicono che l’account in sé è una licenza personale che non si trasferisce, e offrono procedure proprie che non coincidono con l’accesso. Come si compongano i due piani non è ancora stato chiarito in modo generale. La conseguenza pratica è che è meglio muoversi prima: i contatti erede previsti dai servizi, un inventario di cosa esiste e dove. Per chi resta quel «prima» è già passato. Restano la procedura del servizio, che dà i poteri che il servizio elenca, e l’istanza sui dati, che permette di esercitare i diritti sui dati del defunto se lui non li ha vietati. Il caso concreto dipende da fatti che una risposta generale non conosce.

Se i tribunali hanno dato ragione agli eredi, l’accesso ai dati si ottiene sempre? Non come garanzia: i provvedimenti noti sono quattro, tutti cautelari e nessuno della Corte di cassazione, e ognuno è arrivato con un ricorso d’urgenza, dall’esito incerto.

Fonti