Account di un defunto: chi può accedere, e a che cosa
8 minaggiornato il
Chi resta ha due strade per arrivare all’account di una persona morta. La prima è la procedura del servizio, che dà i poteri che il servizio elenca: rendere commemorativo il profilo, esportare una copia, chiuderlo. La seconda è la richiesta di esercitare i diritti che il Codice privacy riconosce sui dati di chi è morto.
Se gli eredi abbiano diritto all’account in quanto tale, oltre che ai dati, non è ancora stato chiarito.
Binario contrattuale e binario dei dati
Il binario contrattuale è la procedura del fornitore del servizio; il binario dei dati è l’esercizio dei diritti che la legge italiana riconosce sui dati di una persona deceduta.
| Binario contrattuale | Binario dei dati | |
|---|---|---|
| Da dove viene | dalle condizioni d’uso del servizio | dall’art. 2-terdecies del Codice privacy |
| A chi ci si rivolge | al fornitore, con i documenti che chiede | al titolare del trattamento, cioè a chi gestisce quei dati, con un’istanza |
| Che cosa si può ottenere | i poteri che il servizio elenca: rendere commemorativo il profilo, esportare una copia se prevista, chiuderlo | l’esercizio dei diritti sui dati: accesso e copia, correzione, cancellazione, limitazione dell’uso, trasferimento ad altro servizio, opposizione |
| Che cosa lo può escludere | ciò che il servizio non prevede | un divieto scritto lasciato in vita dal defunto |
Confondere i due binari significa chiedere la cosa sbagliata al soggetto sbagliato. La procedura di un servizio consegna solo ciò che il servizio prevede. Un’istanza sui dati si fonda sui diritti sui dati, e se possa arrivare fino all’account è proprio il punto che nessuno ha ancora chiarito.
Alla radice c’è la natura dell’account. Il Consiglio Nazionale del Notariato lo qualifica non come un bene, ma come una relazione contrattuale con il fornitore, e i contratti uguali per tutti gli utenti di norma ne escludono il trasferimento. Che cosa entra nell’eredità digitale, e che cosa ne resta fuori, è il quadro della pagina sull’eredità digitale.
Chi può chiedere i dati, e quando è vietato
Il Codice privacy permette di esercitare i diritti sui dati di una persona deceduta a chi ha un interesse proprio, a chi agisce come suo mandatario e a chi ha ragioni familiari meritevoli di protezione. Il mandatario è la persona a cui il defunto aveva affidato in vita un incarico da eseguire.
I diritti sono quelli che il regolamento europeo sulla protezione dei dati, il GDPR, riconosce a ciascuno sui propri dati, dall’accesso e dalla copia fino al trasferimento ad altro servizio.
Il defunto, da vivo, può aver vietato l’esercizio dei diritti sui suoi dati, con una dichiarazione scritta presentata al titolare del trattamento. Il divieto ha regole precise:
- vale solo per i servizi offerti direttamente online;
- deve essere inequivoco, specifico, libero e informato;
- può riguardare solo alcuni diritti, ed è revocabile in ogni momento;
- non può pregiudicare i diritti patrimoniali che altri ricevono dalla morte, né il diritto di difendersi in giudizio.
Lo studio del Consiglio Nazionale del Notariato collega questo divieto anche alla forma del testamento, che per il codice civile può contenere sole disposizioni non patrimoniali. Per chi resta vuol dire che una volontà del defunto sui propri dati può trovarsi anche in un testamento che non dispone di nessun bene.
Che cosa hanno deciso i tribunali
Nei quattro provvedimenti noti i tribunali italiani hanno dato ragione a chi chiedeva i dati del defunto, e hanno ritenuto che aver accettato le condizioni generali di un servizio non basti a escludere l’accesso. Sono tutti provvedimenti cautelari, cioè presi d’urgenza in attesa di un giudizio pieno, e nessuno viene dalla Corte di cassazione.
| Tribunale e data | La richiesta | Il principio |
|---|---|---|
| Milano, febbraio 2021 | i genitori chiedevano i dati conservati in rete dal figlio | i diritti sui dati sopravvivono alla morte; l’accesso non può dipendere da requisiti del contratto estranei alla legge |
| Bologna, 25 novembre 2021 | il recupero dei dati di un account | è ammissibile la domanda d’urgenza di chi rientra fra le persone previste dalla legge |
| Roma, 10 febbraio 2022 | la vedova chiedeva foto e filmati di famiglia | aver accettato le condizioni generali del servizio non equivale al divieto scritto che la legge richiede |
| Venezia, 4 giugno 2025 | un erede chiedeva l’accesso e i dati dell’account | la sola adesione alle condizioni generali non impedisce l’accesso ai dati del defunto |
La linea dei tribunali è convergente, ma non ancora consolidata. Ognuno dei quattro provvedimenti decide un ricorso d’urgenza: per ottenere i dati di un account, chi li chiedeva ha dovuto portare il fornitore davanti a un giudice.
Reclamo al Garante o ricorso al giudice
Se la richiesta sui dati non viene accolta, chi l’ha presentata può fare reclamo al Garante per la protezione dei dati personali oppure ricorso al giudice, e le due vie si escludono a vicenda. Il reclamo è una segnalazione formale all’autorità che vigila sui dati personali; il ricorso porta la questione davanti a un tribunale.
Il titolare del trattamento è tenuto a rispondere all’istanza. Se non le dà seguito, deve spiegarne i motivi e informare della possibilità di un reclamo e di un ricorso. La scelta fra reclamo e ricorso vincola chi la fa:
- il reclamo non si può proporre se per lo stesso oggetto e fra le stesse parti ci si è già rivolti al giudice;
- chi propone il reclamo non può più portare la stessa domanda davanti al giudice, salvo che sia scaduto il termine massimo per la decisione sul reclamo.
I quattro provvedimenti noti vengono tutti dalla via del giudice.
Che cosa cambia una designazione fatta in vita
Una designazione fatta in vita è l’indicazione, da parte del titolare dell’account, di chi potrà agire dopo la sua morte. Permette alla persona indicata di usare la procedura del servizio senza passare da un’istanza sui dati né da un ricorso, nei limiti che il servizio stesso prevede.
La designazione funziona se la persona designata ha ciò che il servizio le chiede. Con il contatto erede di Apple le servono il codice di accesso generato al momento della designazione e il certificato di morte.
Per chi resta, la differenza si vede nel momento in cui agisce. Con una designazione presenta al servizio ciò che il servizio chiede. Senza, la strada verso i dati passa dall’istanza al titolare del trattamento, e da lì, se la richiesta non è accolta, dal Garante o dal giudice.
Una designazione fatta in vita non sostituisce il diritto sui dati: riduce ciò che chi resta dovrà chiedere sul binario dei dati, che può arrivare fino al giudice. Non copre però i servizi dove non è stata fatta, né quelli che non la prevedono. Che cosa consegna ciascuna designazione, e che cosa lasciano fuori anche le più ampie, è nella pagina sul contatto erede.
Domande frequenti
L’account di mio padre lo posso avere o no? Sulla domanda generale il quadro non è chiarito. “Eredità digitale” mette insieme tre cose che la legge tratta in modo diverso: i beni che hanno un valore economico, i dati che hanno un valore affettivo e le credenziali che aprono gli uni e gli altri. Sul secondo punto il Codice privacy dà a chi ha ragioni familiari meritevoli di protezione la possibilità di esercitare i diritti sui dati della persona deceduta, salvo che questa lo abbia vietato per iscritto. Ma i contratti della maggior parte delle piattaforme dicono che l’account in sé è una licenza personale che non si trasferisce, e offrono procedure proprie che non coincidono con l’accesso. Come si compongano i due piani non è ancora stato chiarito in modo generale. La conseguenza pratica è che è meglio muoversi prima: i contatti erede previsti dai servizi, un inventario di cosa esiste e dove. Per chi resta quel «prima» è già passato. Restano la procedura del servizio, che dà i poteri che il servizio elenca, e l’istanza sui dati, che permette di esercitare i diritti sui dati del defunto se lui non li ha vietati. Il caso concreto dipende da fatti che una risposta generale non conosce.
Se i tribunali hanno dato ragione agli eredi, l’accesso ai dati si ottiene sempre? Non come garanzia: i provvedimenti noti sono quattro, tutti cautelari e nessuno della Corte di cassazione, e ognuno è arrivato con un ricorso d’urgenza, dall’esito incerto.
Fonti
- Diritti sui dati della persona deceduta, chi può esercitarli, divieto scritto dell’interessato e suoi limiti — art. 2-terdecies D.Lgs. 196/2003 (Codice privacy), voce verificata al 2026-07-28 (
RN-F-050); requisiti del divieto e revocabilità, commi 2–5, verificati il 2026-08-21 - I diritti esercitabili sui dati — artt. 15–22 del Reg. (UE) 2016/679 (GDPR), verificati il 2026-09-25
- Disposizioni di carattere non patrimoniale in forma di testamento, e collegamento con il divieto sui propri dati — art. 587 c. 2 c.c. e Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n. 1_2023/DI, nota 61, verificati il 2026-08-06
- Account come relazione contrattuale, non bene digitale — Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n. 1_2023/DI, § 4, verificato il 2026-08-06
- Quattro provvedimenti cautelari sull’accesso ai dati del defunto — Trib. Milano, sez. I, ord. 9–10/02/2021; Trib. Bologna, sez. I, ord. 25/11/2021; Trib. Roma, sez. VIII, ord. 10/02/2022; Trib. Venezia, ord. 04/06/2025 (art. 700 c.p.c.), verificati il 2026-08-06
- Obbligo del titolare del trattamento di rispondere all’istanza, o di motivare il mancato seguito e informare di reclamo e ricorso — art. 12 del Reg. (UE) 2016/679 (GDPR), verificato il 2026-08-21
- Alternatività fra reclamo al Garante e ricorso all’autorità giudiziaria — art. 140-bis D.Lgs. 196/2003, verificato il 2026-08-21
- Contatto erede di Apple: codice di accesso generato alla designazione e certificato di morte — Supporto Apple, pagina sul contatto erede, verificata il 2026-08-06
- Rapporto fra diritto sui dati e condizioni contrattuali delle piattaforme: non chiarito in modo generale, nessuna pronuncia di legittimità né provvedimento generale del Garante (
QA-F-03)